HǷÆT!

Il Minnesenger di Burg Stoyphe, Ühlrîch, vi dà il benvenuto nel suo angusto scriptorium. L’autunno, dolcemente, declina verso l’inverno mentre vergo queste parole. È già trascorsa una stagione da quando ho abbandonato Stoyphe. Vorrei che questa angusta pergamena contenesse quelle forti mura, i possenti bastioni, le alte torri, quel castello luminoso con sale immense, dove la gioia dell’uomo risuonava come in un salone delle feste. Posso forse, con questa tremula minuscola, farvi sentire il rumore degli zoccoli dei cavalli, il dolce canto di una fanciulla che accompagnava la sommessa melodia del mio liuto e le grida di gioia che provenivano da un gaio banchetto? Sfilarvi al suo interno le pieghe ormai distorte del tempo, sì da poterne rivivere le glorie decorse, mentre ogni cosa è passata e il passato stesso è divenuto tenebra? Perdonatemi, dunque, miei lettori, se il mio sforzo sarà vano. V’invito, tuttavia, a lasciarvi trasportare dall’immaginazione, di fingervi nel vostro pensiero ogni cosa scritta, così ch’io possa trasportarvi in quei luoghi o in quei giorni dove ho lasciato il mio cuore e dove esso dimorerà per sempre, a meno che non vi sia una luce oltre le oscure strade che ancora debbo percorrere.

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