Il cuore dell’Europa: il Sacro Romano Impero.
La storia del Sacro Romano Impero rappresenta il cuore pulsante della concezione contemporanea di Europa.

«[È] con Carlo Magno che per la prima volta si costituisce in Europa uno spazio politico unitario che va da Amburgo a Benevento, da Vienna a Barcellona, il cui asse commerciale sono il Reno e i porti del mare del Nord; uno spazio, cioè, profondamente diverso da quello dell’impero romano, che aveva al centro il Mediterraneo, e contava fra le sue regioni più ricche e civilizzate il Nordafrica e l’Asia Minore.»1
La sua particolare storia si spanse per oltre un millennio e, tra le sue dita, strinse i fili dei destini di gran parte del continente: Germania, ovviamente, ma in parte o in toto anche Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia e Svizzera. Inoltre, altri paesi furono collegati all’impero, come l’Ungheria, la Spagna o la Svezia, o furono coinvolti nella sua storia in modi spesso dimenticati, come per esempio l’Inghilterra2. Le tensioni tra Nord e Sud e tra Est e Ovest s’intrecciarono nelle antiche terre al centro dell’impero, in quelle terre comprese tra Reno, Elba, Oder e Alpi, tensioni che si riverberavano e si riflettevano nell’elasticità stessa delle sue frontiere e nell’infinito mosaico delle sue divisioni interne. Il Sacro Romano Impero e la sua storia rappresentano, dunque, il cuore stesso dello sviluppo del continente.

Gli eredi degli imperatori di lingua latina, che avevano avuto per capitale Roma, erano, senza rottura alcuna nella tradizione, gli imperatori di lingua greca, che risiedevano ora nella Magnaúra a Costantinopoli.
Al passaggio dall’VIII al IX secolo, il Regno dei Franchi aveva sottomesso e assorbito gran parte dell’Europa occidentale e centrale, e il 25 dicembre 800, il re dei Franchi Karl3 (* 747/748 – † 814), a cui il biografo Einhardus più tardi attribuirà l’appellativo di Carolus Magnus, ricevette da papa Leo III (* 750 – † 816) la corona imperiale. Cominciò così a svilupparsi, nella storiografia medievale, il concetto storiografico della translatio imperii. Secondo questa nozione, l’imperium poteva metastoricamente passare da una mano all’altra, da un posto all’altro. Il mondo, così come veniva concepito dalla filosofia storica medievale, ha un solo cuore e all’unisono, sotto il suo impulso vivifica l’intero universo. Fondandosi sull’esegesi orosiana del sogno di Daniele, l’imperium dai Babilonesi era stato ereditato dai Medi e dai Persiani, poi dai Macedoni e dopo di loro dai Greci e dai Romani. Ora, dunque, era ad appannaggio dei Franchi, giacché contestualmente nel Sacro Palazzo a governare vi era una donna, la basilíssa Eiríni (* ca. 752 – † 803), che nel 797 aveva ordito una congiura e fatto accecare il suo stesso figlio, il basileús Konstantínos VI. In seguito, con la renovatio imperii ottoniana, si fece lascito dei reges Teutonicum4. Nella contingenza dell’evento del 25 dicembre 800, dunque, in Occidente vi era un nuovo imperator che, parimenti a quanto avveniva in Oriente, dove essi avevano continuato a chiamarsi sia basileîs sia a ritenersi i legittimi successori dei Caesares, si pose in continuità con Augustus o Constantinus e considerava Roma come sua città e una delle sedi principali del proprio potere.
Tuttavia, il Regno carolingio ebbe vita breve. Nell’843, i figli del successore di Karl Magnus, Ludwig I Pius (* 778 – † 840), divisero in tre parti l’impero: Lothar I, il maggiore ed erede alla carica d’imperatore dei Romani, ereditò una lunga striscia di terra, definita col nome di Lotharingia, dal Mare del Nord fino a oltre il Tevere5; Karl II Calvus (* 823 – † 877), il Regnum Francorum occidentalium, dal quale sorgerà poi la monarchia e lo stato francese; infine, Ludwig II Germanicus (* ca 804/806 – † 876), ereditò i terreni a est della Lotharingia, il Regnum Francorum orientalorum. Questo regno comprendeva le terre dell’impero che si estendevano a nord delle Alpi e a est del Reno, con l’esclusione della Frisia sulla destra del fiume, ma con l’aggiunta sulla riva sinistra delle città di Magonza, Worms e Spira. Quasi tutti gli abitanti di queste terre parlavano lingue che, in epoca carolingia, erano raccolte sotto la definizione di theodisca lingua. A poco a poco, si affermò l’abitudine di dare agli uomini di quelle contrade il nome stesso della lingua che essi parlavano: diutischiu liute. Il Paese fu poi detto diutischiu lant e, in latino, per una erronea reminiscenza classica della popolazione dei Teutoni del I secolo a.C., si diceva generalmente Teutonici ovvero Teutonicum regnum.

L’impero dove sorse e crebbe la nobile famiglia degli Svevi, quello stesso impero che poi ereditarono subentrando alla dinastia dei reges Salici si era costituito, come territorio, dall’unione allo stato di Ludwig II Germanicus dell’insieme dei paesi che erano spettati a Lothar I, nel corso d’intricate e complesse circostanze.
Origine e “Selbstverständnis” della dinastia Sveva.
Dissertare sulle origini della dinastia Sveva è, come vedremo, un compito assai complesso, giacché significa arrischiarsi tra fonti documentali tutt’altro che esplicative.

Nel corso del suo ultimo anno di vita, il religioso cistercense e storico tedesco Otto Frisingensis (* ca 1114 – † 1158) scrisse, su richiesta dell’imperatore dei Romani Friedrich I Barbarossa6 (* 1122 – † 1190), le Gesta Friderici imperatoris. Si tratta di un’opera storiografica in quattro libri, i primi due scritti dal cronista e gli altri – o parte di essi secondo alcuni studiosi, dal suo segretario e cappellano Rahewinus. Nel primo libro, che tratta delle divergenze tra papa Gregorius VII e l’imperatore Heinrich IV fino alla morte di Konrad III nel 1152, Otto approfondisce le cause e le circostanze che portarono gli Staufer, segnatamente nella persona di Friedrich I (* ca. 1050 – † 1105), a essere elevati al rango di duchi di Svevia circa ottant’anni prima. Tuttavia, il religioso rimane sfuggente circa le origini della famiglia: Otto, infatti, si limita ad accennare che il primo Staufer a ottenere il ducato discendeva dai più distinti conti di Svevia7.
Tuttavia, pur tratteggiando un quadro tutt’altro che particolareggiato e minuzioso, questa flebile pennellata è ben più di quanto apprendiamo dalla Chronica sive Historia de duabus civitatibus, monumentale opera storica e filosofica in otto libri sempre a firma di Otto Frisingensis scritta tra il 1138 e il 1145, durante il conflitto che vide contrapporsi il re dei Romani Konrad III, il primo re della dinastia Sveva, e i rampolli della dinastia dei Welfen Heinrich X der Stolze, duca di Baviera, e il suo successore Welf VI. Quivi non si fa alcuna menzione dell’elevazione al titolo di duca di Friedrich I, sebbene egli fosse il primo marito della madre del cronista8.
Più accurata, invece, sembra essere la Tabula consanguinitatis9 redatta dall’abate Wibaldus probabilmente tra il 1152 e il 1153. Stilata in occasione della separazione dell’imperatore Friedrich I dalla sua prima moglie, Adelheid von Vohburg10, la Consanguinitätstafel indica che sia il padre che il nonno del primo duca di Svevia portavano Friedrich come nome. Dunque, esso evidentemente rappresentava il Leitname della famiglia già intorno alla fine dell’XI secolo e questo patrimonio tradizionale continuò a essere attentamente preservato11.

A lungo si è speculato su questi due Friedriche che, secondo Wibaldus, aprirebbero le staufiche danze al ballo delle grandi famiglie dell’Imperium Romanum. Heinz Bühler, appoggiandosi su vecchi contributi, ha affermato che gli avi agnatizi degli Staufer erano originari del Riesgau e, successivamente, avevano espanso la loro influenza nel Remstal con il nonno del primo duca12. Questa teoria, sicuramente affascinante, a causa dell’assenza di chiare e decisive fonti, tuttavia, non può essere ritenuta compiutamente fededegna. Risulta acclarata, infatti, dai documenti in nostro possesso, l’esistenza di due comites nel Riesgau di nome Friedrich, citati per gli anni 1030 e 105313. Tuttavia, se essi siano i diretti progenitori degli Svevi, rebus sic stantibus non possiamo a rigore né provarlo o confutarlo. La similarità onomastica non deve trarre a facili entusiasmi e, ovviamente, non può essere argomentazione necessaria e sufficiente per definire la genealogia.
Prendendo in esame la storia della proprietà e del patrimonio, si potrebbe essere incoraggiati a concludere che i comites nel Riesgau possano essere gli ascendenti degli Staufer. Ancora, questi indizi risultano vaghi e fumosi. Il Gau, equivalente del latino pagus, era una circoscrizione territoriale alla base dell’unità amministrativa del regnum Teutonicum. Con la dinastia dei Liudolfinger, il titolo comitale cominciò a modificarsi dalla sua forma originaria e con i loro eredi, i Salier, i mutamenti socioeconomici sopravvenuti sostennero una gerarchia nobiliare, adesso ereditaria, più duratura e complessa, che i re e imperatori Salii susseguitisi cercarono di minare cercando di riorganizzare le contee attraverso la loro nobiltà ministeriale. Il concorso di questi mutamenti e l’ascesa della famiglia Sveva possono essere collegati, ma non abbiamo sufficienti prove documentali per affermare, anche sulla base dell’attuale o presunta esistenza di proprietà fondiarie o patrimoniali, la discendenza agnatizia di una famiglia. Per gli stessi motivi, non possiamo affermare con certezza che gli avi degli Staufer abbiano tenuto il titolo di Pfalzgrafen di Svevia. In definitiva, la ricerca degli antenati della famiglia Sveva nell’XI secolo non può portare che a risultati puramente speculativi.

Immagine proveniente da WappenWiki (https://wappenwiki.org/index.php/House_of_Hohenstaufen)
A ogni modo, volendo approfondire per un gusto puramente antiquario la questione, è possibile acclarare in modo affidabile l’identità della madre di Friedrich I. La già citata Tabula di Wibaldus ci tramanda un certo Fridericus de Buren, il quale prese in moglie la figlia del conte alsaziano Gerhard I, Hildegard von Dagsburg-Egisheim (* ca 1024/1035 – † 1094/1095). Grazie a questo matrimonio, Friedrich entrò in possesso della città di Sélestat, che per tutta l’epoca medievale rimase fortemente connessa alla dinastia sveva. Stando alle fonti, la coppia ebbe cinque figli e una figlia14. Le vite di Ludwig, Walther, Konrad e Adelheid sono avvolte da una fitta coltre di nebbia. Otto perseguì la carriera ecclesiastica e, nel 1084, fu investito del vescovado di Strasburgo dall’imperatore dei Romani Heinrich IV. Del quarto figlio, Friedrich I von Staufen, tratteremo più avanti.
Nel 1977, lo storico Hansmartin Decker-Hauff redasse un ampio elenco dei membri della dinastia Sveva nel suo articolo intitolato Das Staufische Haus, pubblicato nel terzo volume dei cataloghi della mostra Die Zeit der Staufer organizzata dal Württembergisches Landesmuseum in occasione del venticinquesimo anniversario del Land. Citò come fonti un precedentemente ignoto Epitaphienbüchlein e il Rote Buch dell’abbazia di Lorch, danneggiato pesantemente durante la Seconda guerra Mondiale. Decorrendo dalla Consanguinitätstafel di Wibaldus, lo storico tedesco propose un ulteriore Friedrich come avo di Fridericus de Buren e, ai cinque figli di quest’ultimo elencati nel documento di trasferimento della chiesa di Saint-Foy del 1094, ne aggiunse un sesto, il maggiore, Manegold der Ältere (* ca 1034/43 – † 1094), Pfalzgraf di Svevia dal 1070/1075 fino alla morte. Come prova di questa parentela, addusse alcune transazioni tra il monastero di Lorch e la proprietà di Lagenau. Il titolo di Manegold, alla sua morte, sarebbe passato a suo fratello, Ludwig († probabilmente nel 1103). Inoltre, si spinse oltre, affermando che Friedrich I von Staufen ebbe altri otto figli, elencando i figli che re Konrad III avrebbe avuto da una certa vornehmen Dame Gerberga15, assente da qualsiasi altro documento pervenutoci, e altri ancora.
A ogni modo, le fonti cui avrebbe attinto Decker-Hauff non furono mai pubblicate e, inoltre, non appartenevano al patrimonio dello storico: l’Epitaphienbüchlein non fu mai trovato e gli estratti citati non appartenevano al Rote Buch, restaurato solo negli anni Ottanta. Infine, Tobias Weller ha confutato definitivamente le speculazioni di Decker-Hauff, rilevando come alcuni dei collegamenti matrimoniali asseriti nello studio dello storico tedesco non siano probabilmente mai esistiti, arrivando a dichiarare:
«[D]aß es nach wie vor keine zuverlässige, modernen Ansprüchen genügende Hausgenealogie zur Stauferfamilie gibt. Sie zu erstellen, bleibt somit ein dringendes Desiderat der Forschung.»16
L’origine della dinastia, così come le fondamenta per la genesi del particolare Selbstverständnis familiare debbono quindi necessariamente essere rintracciate nella prima pietra posta dal duca Friedrich I per la costruzione del castello di Staufen, nell’acquisizione del ducato svevo e nel suo matrimonio con la figlia dell’imperatore dei Romani Heinrich IV, Agnes von Waiblingen. Ci avviciniamo maggiormente al loro modo di pensare se, anziché teorizzare o speculare, accettiamo che ciò che gli ascendenti degli Svevi hanno rappresentato, il loro ruolo nel regnum prima dell’elevazione al rango ducale non è argomento di particolare interesse.

Fu probabilmente intorno al 1070 che Friedrich I von Staufen, il quarto figlio di Friedrich von Büren, pose la prima pietra del castello Staufen sul monte omonimo.
«Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus».17
Il monte Staufen sovrasta una dorsale situata tra i fiumi Fils e Rems, nell’odierno distretto di Göppingen. Il suo nome deriva dall’antico alto tedesco stoup, dal protogermanico *staupaz (cfr. ags. steap, anord. staup, ingl. stoup), e significa ‘calice’. Infatti, attribuito di frequente a monti di questa conformazione, il toponimo si riferisce alla sagoma a calice o a coppa rovesciata. La denominazione Hohenstaufen, traducibile come ‘alto Staufen’, divenne corrente solo dal XIV secolo, per distinguere il castello dal villaggio omonimo che si estendeva ai suoi piedi, e nell’Ottocento per differenziarlo da altri castelli uguale nome18.

Fu sulla sua sommità arrotondata che sorse l’impianto più antico del castello da cui prese nome la stirpe nobiliare dei signori di Staufen, gli Staufer appunto. Ai piedi del monte, inoltre, sorge il convento benedettino di Lorch, fondata intorno al 1102 sempre da Friedrich I ora duca di Svevia e più antico luogo di sepoltura documentabile della famiglia, e non lontano crebbero le città di Schwäbisch Gmund e Göppingen, entrambe fortemente legate alla dinastia sveva, essendo state da essi fondate intorno al XII secolo. Il castello e il territorio circostante, così, fecersi terra d’origine della casa Sveva, il proprio handmahal:
[Hiet man] that [alla] thea elilendiun man| iro ô{d}il sôhtin,
[heli{d}os] iro handmahal| angegen iro hêrron bodon.19
La costruzione del castello20, citata da Otto Frisingensis, rappresenta quindi la pietra angolare per la costruzione del Selbstverständnis dinastico, in quanto, oltre a legame onomastico, vi è un ulteriore e intrinseco significato simbolico. Documentando la costruzione del castrum Stŏphus, così come l’origine ex nobilissimis Sueviae comitibus, il vescovo designa infatti Friedrich I Barbarossa come erede del lascito romano del buon governo e delle funzioni di regere sacra, definire un potere sacro, e di regere fines, tracciare il territorio regio. Inoltre, la necessità che alla regalità Sveva sia legata anche all’appartenenza alla terra e che alla terra stessa appartenga la famiglia è giustificata anche dalla lingua: nella mentalità medievale germanica, il termine protogermanico *kunją ‘stirpe’ (cfr. aat. kunni, ags. cynn, anord. kyn, got. 𐌺𐌿𐌽𐌹) è profondamente legato non soltanto al termine *kuningaz ‘re’ (cfr. aat. kuning, ags. cyning, anord. konungr), che si forma proprio unendo a questo elemento il suffisso *-ingaz, che indica appartenenza, ma soprattutto al latino gens. Il re medievale appartiene alla propria stirpe, all’eredità germanica del sangue e, in quanto tale, è ben nato, è l’uomo nobile, definito in termini di aristocrazia. Proprio in virtù di tale appartenenza, egli appartiene al proprio popolo ovviamente, ma anche alla terra. Dunque, la documentazione di Otto della costruzione del castum Stŏphus è necessaria per inserire gli Svevi all’interno della nobiltà principesca dell’imperium Romanum.
Tuttavia, in coincidenza con l’apogeo del proprio potere, il castello di Staufen non era che un impianto modesto e mai realmente al centro degli eventi politici centrali, sebbene ancora al tempo di Friedrich I Barbarossa fosse consuetudine recarvisi quando gli Svevi dovevano discutere di questioni famiglia. A ogni modo, mantenne la propria emblematica aura di legittimazione, come possiamo evincere quando, all’estinzione della dinastia nel 1268, il castello divenne proprietà dei loro epigoni, gli Habsburger, che per circa un secolo videro conteso il loro dominio su di esso e sulle terre circostanti dalla dinastia che, da quel momento e fino al 1918, avrebbe retto i fili dei destini l’antico ducato di Svevia, ormai sfaldatosi con l’esecuzione di Konrad der Junge a Campo Moricino: il casato di Württemberg.


L’impulso decisivo per l’ascesa politica della famiglia, come abbiamo detto, venne proprio dal fondatore dell’avita dimora, che seppe volgere a proprio vantaggio la drammatica situazione del regno all’indomani della scomunica del re dei Romani Heinrich IV e della sua umiliazione a Canossa. Rientrato in Germania, il rex Salicus ebbe notizia che il 15 marzo di quell’anno fatale 1077, a Forchheim, i principali suoi rivali, i duchi di Baviera e di Carinzia Welf IV e Berthold I von Zähringen21, avevano eletto come anti-re il duca di Svevia Rudolf von Rheinfelden e che questi era stato incoronato a Magonza dal vescovo Siegfried undici giorno dopo. La popolazione della città, tuttavia, si mostrò fedele al rex Romanorum e scacciò l’anti-re, costringendolo a fuggire in Sassonia, territorio dove aveva molti sostenitori.
Ormai perduto il controllo della Sassonia, Heinrich IV si mosse per consolidare la propria posizione nella Germania meridionale, minata proprio dal supporto offerto all’anti-re dai summenzionati duchi di Baviera e Carinzia, i quali, sebbene privati dei propri titoli, mantennero sempre un forte controllo sui passi alpini, e conquistò alla sua causa Friderich I von Staufen, investendolo del ducato di Svevia all’assemblea tenutasi a Ratisbona il giorno di Pasqua del 107922. L’imperatore si spinse oltre e, per legare a sé in maniera indissolubile il conte, oltre al ducato, lo vincolò offrendogli la mano della sua unica figlia, Agnes von Waiblingen (* fine del 1072 – † 1143)23.
Questa repentina ascesa, a ben vedere, rappresentò un vero e proprio azzardo politico: Friedrich I passò da un ruolo di secondo piano a dover imporre la propria influenza in un contesto frammentario e complesso, all’interno del quale si muovevano anche il figlio dell’anti-re, Berthold, elevato a duca di Svevia anch’egli da un’assemblea tenutasi a Ulma nel 1079, e Berthold II von Zähringen, succeduto al padre alla sua morte. Solo nel 1098 si giunse a un compromesso: Friedrich I si vide riconosciuto come duca di Svevia, mentre i territori e i feudi degli Zähringer vennero riconosciuti come un ducato a sé stante, il cosiddetto ducato di Zähringen24. A ogni modo, da quel giorno di Pasqua del 1079, il ducato di Svevia si legò intimamente alla famiglia Staufer e questo legame rimase saldo fino all’esecuzione di Konrad il 29 ottobre 1268.

Il matrimonio tra Friedrich I e Agnes von Waiblingen, quindi, fu l’atto definitivo nella costruzione del Selbstverständnis degli Staufer. Già sotto Konrad III, ma soprattutto Friedrich I Barbarossa, gli Svevi inglobarono nel proprio mythus originum gli elementi tradizionali dei Salier. Nel suo Chronicon Urspergensis, Burchardus Urspergensis (* ca 1177 – † 1230/31) sottolinea come il Barbarossa si vantasse di discendere da una nobilissima schiatta, la cosiddetta regia stirps Waiblingensium25. Lo storico designa l’imperatore, ancora oggi la più perfetta e immanente personificazione del potere imperiale degli Staufer insieme al puer Apuliae, come il ramo fondamentale nell’albero della dinastia che, scorrendo à rebours tra le varie figure di re, duchi e conti, affondava le sue radici nella primeva e leggendaria nobiltà franca. Konrad II (* ca 990 – † 1039), il primo dei reges Salici, discendeva, in linea maschile, da Heinrich, dux Wormcensium, e in linea femminile, si diceva che potesse vantare i più importanti tra i principi di Gallia, la progenie di Chlodwig I. Il Rex Salicus sposò Gisela von Schwaben che, da entrambi i rami, aveva vincoli con i Karl Magnus. Burchardus, quindi, colloca la dinastia regnante salico-sveva, la stirps Wablingensium, in diretta linea di discendenza con i Karolinger e i Merowinger. Tuttavia, se per quanto riguarda il lignaggio carolingio la ricostruzione genealogica è assodata e storicamente attendibile, per quanto riguarda la pretesa di possedere vincoli con la stirpe di Chlodwig I, si tratta di un mero costrutto storiografico26.
Burchardus eredita la lezione princeps de Waiblingen da Otto Frisingensis, ovvero da quel ben noto e spesso citato passo circa gli Heinrici de Gueibelinga27. All’interno di questo contesto, Otto ingloba e contestualmente rinnova l’eredità dei Salier all’interno del seme degli Staufer, che prosegue fruttifero nei figli di Friedrich I e Agnes von Waiblingen. La bipartizione proposta da Otto tra la stirps Waiblingensium e la stirps Gwelforum può essere altresì letta come un altro importante tassello per il Selbstverständnis degli Svevi come dinastia regnante. Questa bipartizione, a mio avviso, non deve essere intesa unicamente all’interno del conflitto che ha contrapposto queste due casate, come una legitimatio per victoriam, ma anche come ulteriore ius nativitatis da aggiungere all’erezione del castello di Staufen e al proseguimento della dinastia dei reges Salici. Infatti, poco dopo, Otto designa l’universale consenso dei principî tedeschi all’elezione di Friedrich I Barbarossa come figlia della speranza che egli avrebbe potuto rappresentare l’angularis lapis che avrebbe unito le due famiglie, giacché poteva vantare vincoli di sangue con entrambe28. L’investitura del toponimo Gueibelinga29 del ruolo di ulteriore handmahal staufico, inoltre, è chiaramente una procedura che per sua stessa esistenza scopre criteri di auto-consapevolezza, segnatamente vivificando come elemento di continuità di una stirpe che era legittimata a esercitare l’imperium in quanto vincolata ai reges Salici e, prima di loro, ai Karolinger.

Alla fine, è peculiare notare come stirps Waiblingensium non divenne il nome della dinastia, che invece rimase vincolato al primigenio handmahal e al proprio Spitzenahn, Friedrich I von Staufen, a sottolineare l’intrinseco legame tra la famiglia e la sua terra d’origine, certificato anche dalla storiografia italiana30.
Questa interdipendenza tra i due summenzionati elementi, benché effettivamente sia raramente supportata dalle fonti documentali, dalle quali apprendiamo che il toponimico de Stouf o de Stauf era utilizzato per definire quei membri della famiglia che esercitarono un concreto controllo sul castello, emerge tuttavia con prepotenza nel 1247, quando leggiamo che l’imperatore Friedrich II (* 1194 – † 1250), lo Stupor Mundi, assegnò l’imperium alla domus Stoffensis31. Questa presa di posizione, giustamente ritenuta without parallel da Len Scales, a mio avviso non deve essere letta come un unicum in contrasto con quella che era stata fino a quel momento la propaganda imperiale32, ma come una presa di coscienza di come l’intera esperienza familiare, ormai compiutamente legittimatasi nel passaggio da Friedrich I Barbarossa a Heinrich VI, da Heinrich VI alla vacua ma parimenti significativa esperienza di Philipp I, per arrivare appunto al puer Apuliae, avesse bisogno di una consapevolezza a sé stante e non più di un rapporto di interdipendenza, come al tempo dell’elezione di Friedrich I Barbarossa, quando fu avvertita l’urgenza di porsi in continuità con i Salier. Gli Staufer, alla metà del XIII secolo, così come aveva fatto Friedrich I oltre centosettanta anni prima, avevano eretto il proprio Selbstverständnis.
Del resto, sintomatica di questo conclusivo passaggio è la stessa esperienza politica. Gli Svevi, infatti, formalizzarono la gerarchia dei nobili, creando un’élite di principi più distinta, suddivisa in strati interni basati sul rango definito dai diversi titoli, ma unita dalla comune immediatezza gerarchica, che li collocava subito al di sotto dell’imperatore. Questa divisione si cristallizzò intorno al XIII secolo, consolidando la divisione delle responsabilità dall’interno dell’imperium: l’imperatore continuò a occuparsi della missione imperiale assistito dall’élite immediata dei principî, i quali col tempo andarono assumendo più funzioni entro le proprie giurisdizioni, come il mantenimento della pace, la risoluzione dei conflitti e la mobilitazione delle risorse. In questo contesto, fu possibile anche un tentativo, certamente fin troppo ambizioso, ma a mio avviso rilevante nella presa di coscienza della missione imperiale e di come questa e i suoi stessi destini potessero essere definiti nel sangue della dinastia Sveva, di trasformare l’imperium Romanum, da loro stessi definito nel marzo del 1157 come Sacrum Imperium, in una monarchia ereditaria da parte di Heinrich VI (* 1165 – † 1197) sicut in Francia vel ceteris regni33.

In conclusione, è bene ricordare che l’estinzione degli Svevi nel 1268 fu un fallimento personale e non strutturale, dal momento che sia le linee di governo fondamentali dell’impero continuarono a evolversi seguendo i medesimi schemi fino al XIV secolo sia il processo di costruzione di Selbstverständnis delle dinastie che seguirono, segnatamente i Lützelburger e in particolar modo gli Habsburger, riequilibrarono l’autorità dell’impero in modo da inserire i territori come base del potere imperiale e principesco.
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- BARBERO, A., Carlo Magno. Un padre dell’Europa. ↩︎
- Richard (* 1209 – † 1272), secondo figlio del re d’Inghilterra Johan sanz Terre (* 1166 – † 1216), conte di Cornovaglia ed esponente della dinastia angioina dei Plantageneti, fu eletto rex Romanorum nel 1257. ↩︎
- Come si potrà notare andando avanti nella lettura dell’articolo, per un personalissimo puntiglio ho deciso di lasciare il nome dei vari protagonisti nella forma più coerente all’uso dei loro tempi. Quindi, troverete Karl anziché Carlo, Lothar anziché Lotario e Friedrich ovvero Heinrich anziché Enrico e Federico. Per i nomi dei religiosi, in linea con il loro ufficio e la loro attestazione, ho optato per il latino. Lungi dall’avere qualsiasi altro intento se non quello di restituire un colore più autentico al quadro che tento di riprodurre, ben consapevole che ciò può essere ostico a un lettore meno esperto di questioni squisitamente linguistiche, ho optato per questa scelta perché ritengo che sia giusto educare chiunque si avvicini al mondo storico medioevale non solo sulla bellezza della sua storia, ma anche e soprattutto sul suo complesso pluralismo culturale, oltre che per estrema coerenza contro l’arbitraria e consueta italica decisione di tradurre alcuni nomi e lasciarne invariati altri. ↩︎
- OTTO FRISINGENSIS, Chronica sive Historia de duabus civitatibus, Dedicatio: «Quatuor principalia regna, quae inter cetera eminerent, ab exordio mundi fuisse in finemque eius secundum legem tocius successive permansura fore ex visione quoque Danielis percipi potest. Horum ergo principes secundum cursum temporis enumeratos, primo scilicet Assirios, post, subpressis Chaldeis, quos inter ceteros historiographi ponere dedignantur, Medos et Persas, ad ultimum Grecos et Romanos posui eorumque nomina usque ad presentem imperatorem subnotavi, de ceteris regnis incidenter tantum et ob ostendendam rerum mutationem disputans». ↩︎
- Lothar I, in qualità della primogenitura e della carica imperiale, ottenne Roma e la sua diretta discendente al di là delle Alpi, Aquisgrana, vera sede del potere alla morte di Karl Magnus. Il termine Lotharingia, da cui il francese Lorraine ‘Lorena’, utilizzato in alternativa a regnum quondam Lotharii o regnum Lotharii, è composto del suffisso germanico -ing, che indica degli stretti rapporti ancestrali o vincoli di sangue, e il suffisso latino -ia, usato per formare i nomi dei paesi (cfr. Graecus + -ia > Graecia, Germanus + -ia > Germania). ↩︎
- Barbarossa è un epiteto che lo Staufer eredita dalla storiografia italiana, motivo per cui ho deciso di mantenerne la forma italiana a fronte dell’onomastica tedesca. ↩︎
- OTTO FRISINGENSIS, Gesta Friderici I. Imperatoris, lib. I, cap. VIII: «Ea tempestate comes Fridericus nomine, ex nobilissimis Sueviae comitibus originem trahens, in castro Stŏphe dicto coloniam posuerat». ↩︎
- Otto era il quinto figlio del margravio d’Austria Leopold III e di Agnes von Waibelingen. Agnes, figlia dell’imperatore dei Romani Heinrich IV, fu promessa da suo padre a Friedrich I von Staufen nel 1079 e la coppia si sposò sette anni dopo. Alla morte di Friedrich nel 1105, andò in moglie a Leopold III. ↩︎
- MHG Briefe d. dt. Kaiserzeit, 9,3 Das Briefbuch Abt Wibalds von Stablo und Corvey. Teil 3, lettera 385 (1152-1153?): «Ex uno patre et una matre nati: / Fridericus genuit Fridericum de Buren. Fridericus de Buren genuit ducem Fridericum, qui Stophen condidit. Dux Fridericus de Stophe ex filia regis Heinrici genuit ducem Fridericum. Dux Fridericus genuit regem Fridericum». ↩︎
- OTTO FRISINGENSIS, op. cit., lib. II, cap. XI: «Rex tamen, quia non multo ante haec per apostolicae sedis legatos ab uxore sua ob vinculum consanguinitatis separatus fuerat». ↩︎
- Scorrendo la linea maschile dei discendenti del duca Friedrich I, il nome Friedrich appare almeno una volta, spesso anche più, in ogni generazione fino all’imperatore Friedrich II. Friedrich I Barbarossa è un esempio tangibile della meticolosa attenzione prestata a salvaguardare il Leitname familiare: quando suo figlio maggiore Friedrich (* 1164 – † 1170) morì, il nome passò al terzogenito (* 1167 – † 1191), originariamente chiamato Konrad. ↩︎
- Il termine Riesgau designa un Gau nel nord-est del ducato di Svevia, delimitato a sud dal Danubio. Nel Riesgau erano incluse le città di Nördlingen, Altheim e Dillingen an der Donau. Invece, il toponimo Remstal fa riferimento alla valle in cui scorre il fiume Rems, sempre nella parte orientale del ducato. ↩︎
- MHG DD Ko II. cap. 144: «[…] in loco Uueride dicto sito in pago Rieze in comitatu Friderici». MHG H III. cap. 303: «[…] in comitatu Friderici comitis in pago Reciae». ↩︎
- I figli di Hildegard sono elencati per nome in un documento del 1094, con il quale trasferì la chiesa di Saint-Foy di Sélestat all’abbazia di Conques. I loro nomi sono noti solo da questo particolare lascito. Il documento rilasciato in questa circostanza, inoltre, nomina in particolare suo figlio, il vescovo Otto di Strasburgo. Nel 1090 egli aveva intrapreso un pellegrinaggio per penitenza a Conques e consacrò la chiesa di Sélestat in cui riposava sua madre. ↩︎
- DECKER-HAUFF, H., Das Staufische Haus. ↩︎
- WELLER, T., Die Heiratspolitik des Deutschen Hochadels im 12. Jahrhundert. ↩︎
- «La rosa primigenia esiste solo nel nome, possediamo soltanto nudi nomi». La locuzione latina è una variazione del verso 952 del I libro del poema in esametri De contemptu mundi di Bernardus Cluniacensis. Essa rappresenta la chiusa de Il nome della rosa, romanzo di Umberto Eco. ↩︎
- Basta qui citare, solo per fare un esempio, il castello di Staufen im Breisgau, costruito agli inizi del XII secolo. ↩︎
- Heliand, vv. 345-346: «Fu ordinato a tutti gli uomini che abitavano fuori dalle proprie circoscrizioni, / avrebbero dovuto cercare le proprie terre natie, gli eroi il proprio lignaggio». ↩︎
- Probabilmente, Friedrich I restaurò una fortificazione più antica e, ampliandola, la trasformò in un castello. Infatti, Otto Frisingensis si riferisce alla costruzione dicendo che Friedrich posuerat coloniam, dove colonia indica un insediamento residenziale, nel castrum Stŏphus. ↩︎
- Sebbene fosse duca di Carinzia, Berhtold I von Zähringen ebbe molta difficoltà a far valere i diritti conferitigli dal suo titolo. I dominî degli Zähringer, infatti, a quel tempo erano limitati ai titoli comitali nel Breisgau e nel Thurgau e governavano non solo la Carinzia, ma anche il margraviato di Verona, per mezzo di intermediari. Osteggiato dalla nobiltà locale, secondo gli Annales redatti da Lambertus Hersfeldensis, fu anche deposto tra il 1072 e il 1073, sebbene questa notizia sia ancora oggetto di discussione da parte degli storici. ↩︎
- BERTHOLDUS AUGIENSIS, Bertholdi Annales, 1079: «Ipse Denique pascha Ratispone quomodocumque egit, ducatum Alemannie in erroris irritamentum comiti Friderico ibidem commendans». ↩︎
- OTTO FRISINGENSIS, op. cit., lib. I, cap. VIII: «Neque enim priorum meritorum tuorum immemor existo nec futurorum ingratos ero. Filiam quippe unicam, quam habeo, tibi in matrimonio sortiendam tradam ducatumque Sueviae, quam Berhtolfus invasit, concedam». ↩︎
- Questo ducato non riuscì mai a imporsi e a ottenere lo stesso status delle altre Stammesherzogtümer, finendo per essere inglobati e spartiti, all’estinzione della linea maschile, all’interno dei domini delle altre famiglie sveve. Otto Frisingensis commenta così il compromesso tra Friedrich I e Berthold II: «[…] Berhtolfus, vacuum exhinc nomen ducis gerens, id quasi hereditarium posteris relinquit; omnes enim usque ad presentem diem duces dicti sunt, nullum ducatum habentes soloque nominesne re participantes» (OTTO FRISINGENSIS, op. cit., lib. I, cap. IX). ↩︎
- BURCHARDUS URSPERGENSIS, Burchardi et Cuonradi Urspergensium Chronica, Historia Friderici imperatoris: «At ipse potius gloriabatur se de regia stirpe Waiblingensium progenitumn fuisse, quos constat de duplici regia prosapia processisse, videlicet Clodoveorum, de quibus legitur supra in gestis Francorum, et Carolorum, de quibus nichilominus eorundem supra narrant hystorie». ↩︎
- La madre di Konrad II discendeva probabilmente dai Matfriedinger, dinastia francone che resse la contea di Metz. ↩︎
- OTTO FRISINGENSIS, op. cit., lib. II, cap. 2: «Duae in Romano orbe apud Galliae Germaniaeve fines famosae familiae hactenus fuere, una Heinricorum de Gueibelinga, alia Gwelforum de Altdorfo, altera imperatores, altera magnos duces producere solita». ↩︎
- OTTO FRISINGENSIS, op. cit., lib. II, cap. 2: «Principes igitur non solum industriam ac virtutem iam sepe dicti iuvenis, sed etiam hoc, quod utriusque sanguinis censors tamquam angularis lapis utrorumque horum parietum dissdentiam unire posset». ↩︎
- L’odierna Waiblingen. ↩︎
- Nella storiografia del nostro paese, gli Staufer sono conosciuti come gli Svevi. ↩︎
- Historia diplomatica Friderici Secundi. ↩︎
- Nel suo articolo, il professore Len Scales segnala come la propaganda imperiale, portata avanti da personaggi come Gautfridus Viterbensis, fosse improntata unicamente nel creare a conception of imperial blood, and
even of imperial destiny conveyed through blood. ↩︎ - MHG SS 17, Annales Marbacenses a. 1195-1197: «Ad eandem curiam imperator novum et inauditum decretum Romano regno voluit cum principibus confirmare, ut in Romanum regnum, sicut in Francia vel ceteris regni, iure hereditario reges sibi succederent, in quo principes qui aderant assensum ei prebuerunt et sigillis suis confirmaverunt». ↩︎

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